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Susan Sontag e la fotografia‏
By Gisele de Oliveira - Colors
19/05/2010


ALLA BIBLIOTECA STATALECCA – QUANDO IL DOLORE SI METTE IN POSA: FOTO DI GUERRA (E NON SOLO) SECONDO SUSAN SONTAG
Con il fotografo ing. Umberto Laureni
Mercoledì 19 maggio 2010 – ore 17.00
Sala Conferenze della Biblioteca Statale, Largo Papa Giovanni XXIII n.6 – 2°p.
Per la sezione arti visive del Circolo della Cultura e delle Arti, a cura di Fabio Venturin, nella giornata di mercoledì 19 maggio presso la Sala conferenze della Biblioteca statale (Largo Papa Giovanni XXIII n. 6 – 2° piano) con inizio alle ore 17.00 avrà luogo un incontro dal titolo “Quando il dolore si mette in posa: foto di guerra (e non solo) secondo Susan Sontag”. Ne parlerà, con l’ausilio di immagini, il fotografo Umberto Laureni, ingegnere chimico e docente all'Università di Trieste. La manifestazione prende lo spunto da alcune significative riflessioni di una delle icone della cultura statunitense, quale è stata Susan Sontag (1933 - 2004), una scrittrice famosa per il suo interesse multiforme: era una studiosa del balletto e della fotografia da conoscitrice diretta, leggendo il senso dell’immagine e della sua riproduzione nella società contemporanea, un'intellettuale completa che si univa ad altri intellettuali per testimoniare l’impegno ideale, la politica, il ritorno a una pratica pacifista, il rifiuto della violenza, la battaglia per i diritti civili, il libero esercizio della critica. In questo caso specifico, sulla funzione delle riprese fotografiche dai campi di battaglia, risalta la sua qualità di “irrefrenabile provocatrice” (F. Pivano): l'ultima ed ingenua speranza che fotografare le atrocità di una guerra avrebbe determinato reazioni di orrore e disgusto e spinto tutte le persone di buona volontà a rifiutarla, si è dissolta definitivamente già all'indomani della prima guerra mondiale. La fotografia, ritenuta documentazione oggettiva ed inconfutabile della tragica realtà di un conflitto si stava rivelando facilmente manipolabile a vantaggio da ognuna della fazioni in lotta e la continua diffusione di immagini di guerra ha generato nella coscienza collettiva una sorta di assuefazione all’orrore, secondo la Sontag: “la vaga consapevolezza, continuamente alimentata da informazioni fotografiche, cha accadono cose terribili”. Una posizione forte, disincantata, tuttora di grandissima attualità.





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