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Chiuso l’ambulatorio per gli stranieri
By (g. z.)
24/06/2010


L’Azienda sanitaria chiude l’ambulatorio per gli stranieri, attivo dal 1999. Dice che così finisce una «sperimentazione». Uno dei medici volontari che vi prestavano servizio reagisce con ironia: «Si è mai vista durare per 11 anni una sperimentazione? Semplicemente si chiude un servizio, come la Lega aveva chiesto». La delibera obbedisce infatti alla comunicazione inviata dall’Avvocatura regionale. Esito di un pesantissimo scontro politico innescato dal capogruppo dalla Lega, Danilo Narduzzi, che la scorsa primavera si era rifiutato di approvare il piano socio-sanitario se questa clausola non fosse passata. L’assessore Kosic aveva scelto di dirottare la materia, interpellando l’Avvocatura. Che ha risposto: «Non sono inseribili negli atti di programmazione aziendale, né sono rinnovabili, eventuali convenzioni che consentano l’attivazione e/o il mantenimento di servizi e strutture specificamente e prevalentemente dedicati a tipologie di utenze, quali gli stranieri non regolarmente soggiornanti».
Tiziana Cimolino, uno dei circa 10 medici di medicina generale che gratuitamente tenevano aperto l’ambulatorio al piano terra della palazzina per gli infettivi dell’Ospedale maggiore (in precedenza in via Nordio) non ci sta: «Falso, noi medici ogni giorno ci occupiamo solo di ”tipologie di utenze”, lo sono i bambini, le donne, gli anziani, i diabetici, i malati di cuore e così via, quell’ambulatorio era un accesso libero anche per dare informazioni sul servizio sanitario, non c’erano 200 utenti all’anno, ma fino a 1500. Noi volontari eravamo esperti poi dei particolari percorsi burocratici necessari. Molti stranieri sono regolari in Italia, ma con le carte irregolari, perché i permessi di soggiorno vengono rinnovati con grandissimi ritardi».
E adesso? L’Azienda sanitaria ha concordato la chiusura coi sindacati dei medici di famiglia, Fimmg e Snami. Gli stranieri, anche se irregolari, potranno andare dai medici di famiglia che dalle 16 alle 19, da lunedì a venerdì, operano nei quattro distretti, «oltre che in tutti i servizi della medicina del territorio e negli ospedali, assicurando i diritti fondamentali previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti, compreso il diritto alla salute», perseguito - prosegue l’Azienda sanitaria - «con modalità di assistenza orientate all’uguaglianza, all’integrazione e all’inclusione sociale da garantire a tutti, compresi gli stranieri non regolarmente soggiornanti». Viene assicurata anche la mediazione culturale: qualcuno che sappia la lingua, e di più.
L’Avvocatura regionale, spiega l’Ass1, fa riferimento a una delibera regionale del 2006 che raccomandava di indirizzare il cittadino straniero, il migrante, al servizio sanitario nazionale, «evitando il rischio di indurre tanto nei cittadini stranieri che negli operatori sanitari un errato e pericoloso atteggiamento di delega alla cura della salute a strutture ”separate” rispetto all’insieme dei servizi socio-sanitari rivolti a tutta la popolazione». L’intento legislativo di base dunque è di puntare all’eguaglianza di trattamento, in più i distretti sono aperti più giorni e più ore rispetto all’ambulatorio che era attivo lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14 alle 15. Ma la genesi politica della chiusura degli ambulatori non ha basi di altrettanto garantismo, tanto che la Lega era partita col chiedere ai medici (che si sono rifiutati) di denunciare lo straniero senza documenti a posto. E questi presidi avevano invece lo scopo di assistere in via discreta, anche in forma anonima, anche per impedire che malattie infettive o contagiose si diffondessero senza rimedio.
«Ma da noi non venivano solo gli irregolari -< prosegue Cimolino -, l’input politico è che queste persone non abbiano più alcun tipo di appoggio. Però perdere di vista i migranti per le cure urgenti-essenziali può essere pericoloso per la salute pubblica, per noi era importante anche avere i reparti di Malattie infettive e Malattie sessualmente trasmesse proprio al piano di sopra. Inoltre - prosegue la dottoressa - i medici di famiglia presenti al pomeriggio nel distretto lo sono in virtù stavolta sì di una sperimentazione, e solo per supporto ai residenti, ho dei colleghi che già si dicono non disposti a prendersi carico anche degli stranieri».





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